Stretchflation: il nuovo trucco dei supermercati che fa aumentare i prezzi (anche se la confezione sembra più grande)

martedì 3 febbraio 2026 08:40 - Adèle Peyches
Stretchflation: il nuovo trucco dei supermercati che fa aumentare i prezzi (anche se la confezione sembra più grande)

Negli ultimi anni si è parlato molto di shrinkflation: compriamo lo stesso prodotto di sempre, allo stesso prezzo… solo che dentro ce n’è meno. E spesso ce ne accorgiamo troppo tardi.

Ma sugli scaffali sta emergendo anche un’altra pratica, ancora più sottile. A prima vista sembra persino una buona notizia: la confezione aumenta. Peccato che il prezzo salga ancora di più.

Secondo un’indagine condotta da foodwatch, associazione per la tutela dei consumatori, questo fenomeno ha un nome preciso: stretchflation.Il principio è semplice: il formato cresce di pochi grammi, ma il costo aumenta in modo sproporzionato. Il risultato? Si ha l’impressione di ottenere di più… quando in realtà si paga molto di più al chilo.

Che cos’è davvero la stretchflation?

Il termine stretchflation nasce dall’unione di stretch e inflation. Indica una tecnica commerciale in cui un prodotto viene leggermente aumentato di peso, ma accompagnato da un rincaro superiore all’aumento della quantità.

In altre parole:

  • la confezione è più grande
  • il prezzo sale ancora più velocemente
  • il costo al chilo o al litro aumenta

Ed è proprio questo che foodwatch denuncia: il consumatore pensa di guadagnarci, ma in realtà spende di più.

Perché sembra quasi un affare?

Una confezione più grande trasmette un messaggio positivo. Ci fa pensare che il prodotto sia più “generoso”, che durerà di più o che convenga maggiormente.

È una strategia di marketing efficace, spesso accompagnata da frasi come:

  • “formato più conveniente”
  • “nuova confezione più grande”
  • “più prodotto”

Il problema è che l’aumento di prezzo non viene messo in evidenza. Non viene spiegato e ovviamente non viene pubblicizzato.

Il prezzo al chilo c’è… ma non basta

In teoria, il prezzo al chilo o al litro è sempre indicato sugli scaffali. Quindi si potrebbe pensare che il consumatore sia protetto. Ma nella pratica è diverso.

Quando un prodotto cambia formato, la versione precedente sparisce. E diventa quasi impossibile ricordare quale fosse il vecchio prezzo al chilo, perché non è più visibile da nessuna parte.

Così, anche se l’informazione esiste, spesso non aiuta davvero a capire l’aumento. E continuiamo a comprare come sempre. Ecco perché la stretchflation è così difficile da individuare.

Shrinkflation, cheapflation, stretchflation: quali sono le differenze?

Foodwatch spiega che la stretchflation fa parte di una serie di pratiche che rendono i prezzi sempre meno chiari.

In breve:

  • La shrinkflation è quando si riduce la quantità senza abbassare il prezzo.
  • La cheapflation è quando si cambia la ricetta per ridurre i costi, mantenendo lo stesso prezzo.
  • La stretchflation è quando si aumenta leggermente la quantità, ma il prezzo cresce di più, quindi il costo al chilo sale.

In tutti e tre i casi, l’obiettivo è lo stesso: far passare un aumento di prezzo in modo meno evidente.

Cosa denuncia foodwatch: poca trasparenza

Secondo foodwatch, il problema principale è la mancanza di chiarezza nell’industria alimentare.

Le confezioni cambiano appena. I formati vengono modificati senza comunicazioni evidenti. E i marchi non indicano chiaramente se c’è stata una variazione di peso o di prezzo, né in quale direzione.

In più, le regole attuali non obbligano le aziende a segnalare in modo esplicito questi cambiamenti.

Così diventa sempre più difficile capire cosa stiamo davvero acquistando e quanto stiamo pagando.

Come difendersi dalla stretchflation?

Per fortuna esiste un’abitudine semplice ma efficace:

controllare sempre il prezzo al chilo o al litro.

Anche se il formato sembra più grande. Anche se la confezione è nuova. Anche se c’è scritto “più prodotto”. È l’unico indicatore davvero affidabile.

Un altro consiglio utile: per i prodotti che comprate spesso, cercate di avere un’idea del prezzo abituale. Non serve ricordare tutto, ma su alcuni alimenti è più facile notare subito un rincaro.

Stretchflation: più confezione, ma anche più spesa

La stretchflation è un aumento dei prezzi nascosto dietro un formato leggermente più grande. Si pensa di ottenere di più, ma spesso il prezzo al chilo o al litro è molto più alto.

È quanto denuncia foodwatch, che parla di una pratica poco trasparente e difficile da riconoscere nella spesa quotidiana.


La regola finale è semplice: non fidatevi della confezione. Fidatevi del prezzo al chilo.

Adèle PeychesAdèle Peyches
Responsabile editoriale che non vede l'ora che arrivi l'inverno per mangiare fondue! Appassionata di gastronomia e sempre alla ricerca di nuove perle culinarie, ho prima studiato giurisprudenza prima di tornare al mio primo amore: il gusto dei buoni prodotti e il piacere di condividere a tavola :)

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