Il winter blues non è solo stanchezza: scopri come alcuni piatti possono cambiare le tue giornate

mercoledì 7 gennaio 2026 08:40 - Adèle Peyches
Il winter blues non è solo stanchezza: scopri come alcuni piatti possono cambiare le tue giornate

Gennaio porta spesso con sé una sensazione difficile da definire. Le feste sono finite, le agende tornano a riempirsi, le giornate restano corte e la luce naturale sembra non bastare mai. Non è qualcosa di allarmante, ma molte persone sperimentano un lieve calo dell’umore, meno energia e una motivazione più fragile. È quello che viene comunemente chiamato winter blues.


In questo contesto, l’alimentazione non è un dettaglio trascurabile. Senza la pretesa di offrire soluzioni miracolose, alcuni cibi e pasti possono contribuire concretamente a una sensazione di comfort e stabilità, a patto però di comprendere davvero cosa significhi “mangiare per sentirsi meglio” e cosa invece non lo sia.

La tristezza di gennaio e il winter blues: una sensazione condivisa

La sensazione di malinconia che accompagna gennaio non è solo un’impressione individuale. Diversi sondaggi europei mostrano che tra il 40% e il 50% degli adulti riferisce un calo del tono dell’umore in questo periodo dell’anno. Una condizione spesso ricondotta al cosiddetto winter blues, legata a una combinazione di fattori ben riconoscibili:

  • il ritorno a una routine più rigida dopo il periodo festivo
  • la ridotta esposizione alla luce naturale
  • la stanchezza accumulata a fine anno
  • la pressione dei buoni propositi e delle aspettative di “nuovo inizio”

Non si tratta di depressione in senso clinico, ma di uno stato transitorio e diffuso, che può manifestarsi con minore energia, difficoltà di concentrazione e un aumentato bisogno di lentezza, dolcezza e comfort.

Winter blues e fisiologia: perché in inverno cerchiamo il comfort

Durante l’inverno il corpo reagisce in modo diverso rispetto alle stagioni più luminose. La diminuzione delle ore di luce influisce sulla produzione di alcuni ormoni chiave, in particolare:

  • la serotonina, coinvolta nella regolazione dell’umore
  • la melatonina, che regola il ciclo sonno-veglia

Il risultato è una stanchezza più marcata, una maggiore tendenza al ritiro e un’attrazione spontanea verso cibi caldi, morbidi e sazianti. Non è una questione di scarsa forza di volontà, ma una risposta fisiologica del tutto naturale al contesto stagionale.

In questo senso, i cibi di conforto rispondono a un bisogno profondo di sicurezza, stabilità e continuità.

Cosa si intende davvero per “pasto di conforto”?

Contrariamente a un’idea diffusa, un pasto confortante non coincide necessariamente con eccessi calorici, cibi iper-grassi o dolci sproporzionati.

Nella maggior parte dei casi, risponde a criteri semplici e rassicuranti:

  • è caldo
  • ha una consistenza avvolgente, fondente, cremosa o morbida
  • è prevedibile e familiare, senza elementi di sorpresa
  • è legato a ricordi positivi o a una sensazione di cura

Una zuppa fatta in casa, un gratin di verdure, un risotto, un purè ben preparato, un piatto cotto lentamente o anche un dessert semplice possono svolgere perfettamente questa funzione, soprattutto nei periodi di winter blues.

Alimentazione e benessere emotivo: un legame sottile ma reale

Numerose ricerche suggeriscono che l’alimentazione possa influenzare indirettamente lo stato emotivo. Senza parlare di “felicità nel piatto”, alcuni meccanismi sono ormai ben documentati:

  • i carboidrati complessi favoriscono la disponibilità di triptofano, precursore della serotonina
  • i pasti caldi stimolano una sensazione di rilassamento e sicurezza
  • mangiare a orari regolari aiuta a stabilizzare l’energia e a ridurre gli sbalzi d’umore

Non è il singolo piatto a contrastare il winter blues, ma il rituale che si costruisce attorno al pasto, fatto di regolarità, attenzione e presenza.

Il valore del fatto in casa e del tempo dedicato

Cucinare, anche in modo semplice, ha un effetto calmante spesso sottovalutato. Sbucciare, mescolare, attendere la cottura di un piatto caldo crea una pausa mentale preziosa, soprattutto nei mesi invernali.

In questo modo, il pasto smette di essere un semplice obbligo quotidiano e diventa un momento di transizione, capace di rallentare il ritmo e offrire una forma concreta di cura di sé.

Accettare il winter blues senza colpevolizzarsi

Il blues di gennaio non è una debolezza, né qualcosa da correggere a tutti i costi. È una fase comune, legata al naturale alternarsi delle stagioni, della luce e delle energie personali.

In questo contesto, i pasti di conforto hanno pienamente senso, a condizione che:

  • vengano scelti in modo consapevole
  • siano gustati senza sensi di colpa
  • siano inseriti in un’alimentazione complessivamente equilibrata

A volte, prendersi cura di sé in inverno inizia da un gesto semplice: un pasto caldo, consumato con calma, mentre fuori il cielo è grigio e l’anno ha ancora bisogno di trovare il suo ritmo.

Adèle PeychesAdèle Peyches
Responsabile editoriale che non vede l'ora che arrivi l'inverno per mangiare fondue! Appassionata di gastronomia e sempre alla ricerca di nuove perle culinarie, ho prima studiato giurisprudenza prima di tornare al mio primo amore: il gusto dei buoni prodotti e il piacere di condividere a tavola :)

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