Tempura: un'icona giapponese con radici portoghesi poco conosciute

giovedì 21 maggio 2026 09:34 - Daniele Mainieri
Tempura: un'icona giapponese con radici portoghesi poco conosciute

La tempura è considerata uno dei simboli assoluti della cucina giapponese. Croccante, leggera e raffinata, viene servita nei migliori ristoranti di Tokyo come nei piccoli locali tradizionali. Eppure c’è un dettaglio che in pochi conoscono: la tempura non è nata in Giappone.

Dietro questo piatto amatissimo si nasconde infatti una storia fatta di missionari cristiani, evangelizzazione e antiche tradizioni religiose europee. Un intreccio culturale sorprendente che risale alla fine del Cinquecento.


I missionari portoghesi arrivati in Giappone nel XVI secolo

Nel 1543 i portoghesi furono tra i primi europei a raggiungere il Giappone. Con loro arrivarono commerci, nuove tecnologie, armi da fuoco e soprattutto i missionari gesuiti, impegnati nell’evangelizzazione del Paese.

Tra i più noti ci fu San Francesco Saverio, che iniziò a diffondere il cristianesimo in Giappone nel 1549. I missionari cercavano di convertire la popolazione locale introducendo anche alcune abitudini alimentari tipiche della tradizione cattolica europea. Ed è qui che entra in scena la tempura.

Le “tempora”: i giorni di magro che hanno dato il nome alla tempura

Secondo molti storici dell’alimentazione, il termine “tempura” deriverebbe dal latino tempora, parola usata dalla Chiesa cattolica per indicare particolari periodi di digiuno e astinenza dalla carne.

Durante queste ricorrenze religiose, soprattutto nelle "Quattro Tempora" dedicate alla preghiera e al digiuno, i fedeli mangiavano pesce e verdure al posto della carne.

I missionari portoghesi avrebbero quindi insegnato ai giapponesi a friggere alimenti in pastella proprio nei giorni “di magro”. Una tecnica molto simile alle fritture già diffuse nella penisola iberica nel XVI secolo. Da qui sarebbe nato il nome “tempura”.

La ricetta europea che il Giappone ha trasformato in arte

Ovviamente la tempura che conosciamo oggi è molto diversa dalle fritture portoghesi dell’epoca. Il Giappone prese quell’idea e la trasformò completamente.

Durante il periodo Edo, tra il 1603 e il 1868, la tempura iniziò a diffondersi come street food nelle città giapponesi. I cuochi locali perfezionarono la tecnica rendendo la pastella più leggera e croccante grazie all’uso di acqua ghiacciata e farine delicate.

Il risultato era una frittura elegante, asciutta e meno pesante rispetto alle versioni europee.

È proprio questa capacità di reinterpretare influenze straniere che ha reso la cucina giapponese una delle più apprezzate al mondo.

Non è l’unico piatto “straniero” diventato simbolo del Giappone

La tempura non è un caso isolato. Molti piatti considerati oggi tipicamente giapponesi hanno in realtà origini internazionali.

Il ramen deriva dalla cucina cinese, mentre il curry giapponese arrivò attraverso gli inglesi nel XIX secolo. Anche il castella, famoso dolce soffice giapponese, nasce da una ricetta portoghese.

La cucina del Giappone non è mai stata completamente chiusa. Al contrario, ha saputo assorbire influenze esterne trasformandole in qualcosa di unico.

Perché la storia della tempura affascina ancora oggi?

La tempura racconta molto più di una semplice ricetta. È la prova che il cibo viaggia insieme alle persone, alle religioni e alle culture.

Quello che oggi consideriamo uno dei piatti più autentici del Giappone nasce in realtà da un incontro tra mondi lontanissimi: i missionari cattolici europei e la raffinatezza gastronomica giapponese. Ed è forse proprio questo mix inatteso ad aver reso la tempura così irresistibile ancora oggi.

Daniele MainieriDaniele Mainieri
Ogni giorno mi immergo nel mondo della cucina, alla ricerca di nuove ricette e sapori da condividere: dal piatto della nonna alle ultime tendenze food. Mi occupo di comunicazione enogastronomica da oltre 10 anni!

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