Alimenti ultra-lavorati: la scienza lancia l’allarme (e il problema è più serio di quanto pensi)
Sono presenti ovunque: nelle nostre dispense, nei frigoriferi e sugli scaffali dei supermercati. Pratici, convenienti e spesso progettati per essere irresistibili, gli alimenti ultra-lavorati sono ormai una componente stabile della dieta quotidiana di milioni di persone. Ma dietro questa diffusione capillare si cela una realtà che la ricerca scientifica sta documentando con sempre maggiore chiarezza.
Cosa sono davvero gli alimenti ultra-lavorati
Secondo la classificazione NOVA, adottata a livello internazionale, gli alimenti ultra-lavorati (UPF) non vanno confusi con i semplici alimenti trasformati. Si tratta di prodotti ottenuti attraverso processi industriali complessi, che combinano:
- ingredienti raramente utilizzati nella cucina domestica, come isolati proteici, oli idrogenati o sciroppo di glucosio-fruttosio
- numerosi additivi cosiddetti “cosmetici”, tra cui emulsionanti, coloranti, dolcificanti ed esaltatori di sapidità
- processi fisici, chimici o biologici progettati per modificare consistenza, gusto e durata di conservazione
Il loro obiettivo non è solo nutrizionale, ma anche economico e commerciale: ridurre i costi, prolungare la shelf life e aumentare l’attrattiva del prodotto.
Una quota sempre più ampia della nostra alimentazione
I dati parlano chiaro:
- In Francia, gli alimenti ultra-lavorati rappresentano circa il 20–23% dell’apporto calorico giornaliero.
- negli Stati Uniti, la quota sale fino al 60% (Inserm, 2025)
Un aumento rapido e significativo, che costituisce uno dei cambiamenti più rilevanti nei modelli alimentari degli ultimi decenni.
Effetti negativi sempre più confermati dalla ricerca
Il primo articolo della serie pubblicata su The Lancet si basa su una revisione sistematica di 104 studi longitudinali condotti a livello globale. I risultati sono netti: 92 studi mostrano un’associazione tra un consumo elevato di alimenti ultra-lavorati e un aumento del rischio di malattie croniche.
Le associazioni più forti riguardano :
- obesità
- diabete di tipo 2
- malattie cardiovascolari
- alcuni disturbi mentali, tra cui la depressione
- mortalità prematura per tutte le cause
Le meta-analisi citate evidenziano collegamenti significativi con 12 diversi indicatori di salute (Inserm, 2025).
Perché gli alimenti ultra-lavorati rappresentano un problema
I ricercatori identificano diversi meccanismi che agiscono in modo complementare:
- Eccessivo apporto energetico: dovuto a prodotti progettati per essere altamente appetibili e facili da consumare in grandi quantità
- Squilibrio nutrizionale: con eccesso di zuccheri aggiunti, grassi saturi e sale, e carenza di fibre e proteine di qualità
- Aumento dell'esposizione a sostanze problematiche: come additivi alimentari e contaminanti derivanti dai processi industriali o dal confezionamento
- Alterazione dei segnali di sazietà: che rende più difficile la regolazione naturale dell’appetito
Una questione di salute pubblica, non solo individuale
Gli autori sottolineano un punto fondamentale: il problema non può essere affrontato esclusivamente a livello individuale.
Secondo Mathilde Touvier (Inserm) e Bernard Srour (INRAE), è essenziale distinguere il dibattito scientifico legittimo dai tentativi di alcuni gruppi di interesse di minimizzare o screditare le prove disponibili per ostacolare le politiche di salute pubblica (Inserm, 2025).
In altre parole, mangiare meglio non dovrebbe dipendere soltanto dalla buona volontà dei consumatori.
Le soluzioni proposte dalla comunità scientifica
Il secondo articolo della serie avanza proposte concrete su più livelli.
Migliore informazione per i consumatori
- indicare in modo chiaro la natura ultra-lavorata dei prodotti
- sperimentare sistemi di etichettatura che includano il grado di trasformazione,
Regolamentazione del marketing
- limitare la pubblicità degli alimenti ultra-lavorati, soprattutto quella rivolta ai bambini
- ridurre la presenza di questi prodotti in scuole, ospedali e istituzioni pubbliche
- contenere lo spazio loro dedicato nei supermercati, come già avviene in alcuni Paesi
Ripensare il sistema alimentare
Ridurre zucchero, sale e grassi saturi non è sufficiente se gli alimenti ultra-lavorati continuano a dominare l’offerta. I ricercatori evidenziano la necessità di intervenire a monte, sulla produzione, sulla formulazione e sulla commercializzazione degli alimenti.
Il ruolo dell’industria nel dibattito
Il terzo articolo analizza le strategie dell’industria degli alimenti ultra-lavorati, un settore che genera un fatturato annuo stimato di 1.900 miliardi di dollari.
I ricercatori descrivono :
- l’utilizzo di ingredienti a basso costo
- processi industriali altamente ottimizzati
- marketing intensivo e mirato
- strategie volte a influenzare ricerca scientifica e opinione pubblica
Da qui la richiesta di una risposta globale e coordinata, capace di resistere alle pressioni economiche e di riportare la salute al centro dei sistemi alimentari.
Evidenze scientifiche convergenti e una sfida collettiva
Le prove oggi disponibili convergono su un punto chiave: una dieta ricca di alimenti ultra-lavorati è associata a un aumento dei rischi per la salute. La sfida è complessa, perché questi prodotti sono profondamente integrati nel nostro stile di vita.
Tuttavia, i ricercatori ricordano che esistono leve concrete di intervento, a patto di agire collettivamente. Ridurre l’esposizione agli alimenti ultra-lavorati non significa inseguire una dieta ideale o irrealistica, ma creare un ambiente alimentare che favorisca scelte più semplici, accessibili e realmente salutari.
Adèle Peyches
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