E' ardua aggiornare il 26 marzo e non parlare di "Rai per una notte", uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell?informazione organizzato al Paladozza di Bologna per denunciare l'opera di censura fatta dal Presidente del Consiglio italiano con la scusa che siamo in campagna elettorale. Certo, per coerenza ha dovuto far star zitti anche programmi che problemi non li creano, come "Porta a Porta"... ma ha messo a tacere! Ha stroncato la circolazione della libera informazione in maniera ancora più evidente di quanto già non stia facendo da tempo... E questo è indecente, a prescindere dai programmi che ha messo a tacere: per me, ad esempio, la messa a tacere di "Porta a porta" non fa che bene all'italiano medio

; ma è indecente che il cittadino, il popolo come ama acclamare il Presidente del Consiglio, sia messo all'oscuro dei fatti, delle idee, delle opinioni, senza poter svilupare una propria idea, una propria coscienza critica. Certo, chi vuole e chi può cerca le notizie da altre fonti; ma non tutti hanno la voglia, l'allenamento, l'abitudine allo sviluppo di coscienza critica, per farlo. Spesso, e lo dico un po' anche per esperienza vissuta, vince la pigrizia, la voglia di voler credere a quello che il primo che urla più forte dice, soprattutto se urla notizie rassicuranti.
A volte la voglia di non pensare, di non preoccuparsi, di essere stupidi o di fingere di esserlo solleva da una serie di preoccupazioni che chiunque preferirebbe non avere. Rifiutarsi di guardare spesso è molto comodo... a volte se non guardi una cosa, o se ne neghi l'esistenza, finisci davvero per essere convinto che non esista. E il Presidente del Consiglio - ma sì, diamogli anche un nome... Silvio Berlusconi- lo sa bene mi sembra.
Ieri c'ero anch'io a vedere "Rai per una notte", in una situazione ancora più agglutinante perché con i compagni del Caffé Letterario (il gruppo di lettura con cui mi ritrovo ogni giovedì sera) eravamo al maxischermo organizzato a Pisa... cosa che ha contribuito a farmi sentire addosso quel curioso senso di appartenenza che mi ricorda tanto una canzone di Gaber (l'appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme.... non è il conforto di un normale voler bene... l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé) e che forse è propria all'uomo in quanto animale sociale: il sentire di condividere, di avere un'idea o un obiettivo comune, di essere insieme anche se non ci si conosce... Quel senso di appartenenza che mi scorreva nel sangue e nel cuore ieri sera, nel sentirci tutti uniti per la libertà di informazione, non solo noi studenti riuniti in aula Fascetti ma anche tutti gli utenti connessi a guardare "Rai per una notte"... un essere più vicini gli uni agli altri, come se questo potesse cambiare qualcosa, dammi più conforto, forse consolarmi; quel senso di appartenenza che spesso è servito da collante per le dittature, che ha infiammato a San Giovanni i manifestanti del "partito dell'amore" che di amore avevano solo il nome, che rischia di annullare la capacità di critica lucida e di prendere le distanze.
E' un po' strano notare la sfumatura negativa implicata in quell'inebriante sensazione di condivisione

. E' un'amarezza strana, ugualmente esaltante però: quella che si prova quando si vuole - o si è costretti, per forza di cose o di pensiero- andare oltre la reazione immediata, abituale, di fronte a convinzioni o ad assunzioni date sempre per scontato, che le svelano per quello che sono, o che ne mostrano le molteplici sfaccettature e prospettive.
La stessa identica reazione amara l'ho avuta sempre ieri nell'ascoltare il discorso di Monicelli quando parlava della speranza...

La speranza è una trappola: è una brutta parola, non si deve usare. E' una trappola inventata dai padroni. E' di quelli che ti dicono che... Dio... "State buoni, state zitti, pregate, avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell'al-di-là, perciò adesso state buoni, ci sarà l'al-di-là". Così dice quello: "State buoni, tornate a casa, sì siete dei precari ma tanto tra 2-3 mesi vi riassumiamo ancora, vi daremo il posto etcetera... sì sì state buoni", vanno a casa e stanno tutti buoni. "Abbiate speranza" Mai avere speranza, la speranza è una trappola, una cosa infame, inventata da chi comanda.
Mi ha fatto pensare questo discorso. Perché è vero. Con la speranza in un dopo migliore - che sia terrestre o celeste - quante persone sono state inchiodate ad un presente di oppressione, di sfruttamento, e hanno rinunciato a lottare? La speranza in una realtà futura migliore, che scusa la disgrazia presente...
Non voglio condannare in toto la sensazione, naturale, spontanea, della speranza... Come tutto - o quasi tutto - anche per lei è una questione di gradi, o di utilizzo.
Essa può essere (e lo è stata e lo è ancora) usata come mezzo subdolo di oppressione e di sfruttamento.
Ma essa è anche, se non si ferma a contemplare se stessa, un segnale che indica l'insostenibilità della situazione presente e ci spinge a cambiare, a cambiarci, per realizzare una situazione diversa, migliore, buona (o presunta tale). La speranza può essere anche una spinta al cambiamento, alla realizzazione, al miglioramento.
E per accompagnare un brindisi virtuale che vi offro, a voi che mi leggete, animati dalla speranza del miglioramento nelle condizioni poltiche e sociali delle italiane, degli italiani, degli extracomunitari che vivono in Italia, vi porgo queste meravigliose ciambelline al Marsala rubate al Ricettario di Bianca (ma citando e ringraziando
Iaia70, l'autore... pardonne-moi, l'autrice

). Deliziose e aromatiche, ottime per ogni momento della giornata: a colazione, come spuntino, gustate con una bella tazza di té, o per addolcire la fine di un pasto o una giornata particolarmente cupa.
Il Marsala dona a questi biscottini un'aroma tutto suo, tutto particolare... ma sono meravigliosamente e straordinariamente versatili (sapete, ormai, quanto ami la versatilità delle ricette e degli ingredienti

), così se non avete il Marsala potete sbizzarrirvi e usare la vostra più straordinaria creatività: vino bianco secco (la prima volta, prima di comprare il Marsala, ho fatto queste ciambelline col vino bianco... tutto un altro sapore, più delicato, ma ottime ugualmente

), oppure (improvviso un attimo perchè ho provato solo Marsala e vino bianco), vino rosso, Sambuca, Bayles, altri liquori , forse anche analcolici come succhi di frutta e caffé... Anche se amo particolarmente - più di ogni altra variazione che possa essere suggerita- la versione originale con il Marsala

.
Odiare i mascalzoni è cosa nobile, a ben vedere significa onorare gli onesti
Daniele Luttazzi citando Quintiliano: "Rai Per Una Notte", 25 marzo 2010
Ciambelline al Marsala
Ingredienti (per una trentina di ciambelline di circa 30 grammi l'una)
400 g di farina
150 g di zucchero
160 ml di Marsala secco
140 ml di olio di semi
150 g di zucchero
zucchero di canna q.b. per la copertura
Procedimento: In una ciotola mescolate gli ingredienti secchi (la farina, lo zucchero, il lievito) e mettete da parte. In un altro contenitore miscelate l?olio con il vino, e unite la miscela di liquidi agli ingredienti secchi; impastate (se volete, aiutatevi con le fruste? anche se ognuno ha la propria tecnica per impastare e mescolare e saprà come regolarsi; io uso le fruste all'inizio, ma con questo impasto, devo dare la misceltura finale, per amalgamare bene, con le mani) fino ad ottenere un impasto morbido e unto, piacevole a maneggiarsi.
Formate delle ciambelline delle dimensioni preferite? dopo qualche tentativo, mi sono standardizzata nel produrre ciambelline di circa 30 grammi di peso: mi raccomando di fare delle ciambelle ampie, perché gonfiano in cottura e se si lascia il buchetto tropo piccolo quando la ciambella cuoce il buco si chiude e si ottiene un biscotto dalla forma indefinita che, pur essendo delizioso, ricorda ben poco la ciambella.
Immergete la parte superiore delle ciambelle nello zucchero di canna posto in un piattino vicino a voi e poggiate su una teglia ricoperta di carta da forno.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° C e cuocete per circa 18-20 minuti se in forno statico; se usate il forno ventilato invece scaldate il forno a 170° C e cuocete 13-15 minuti.
Lasciate freddare e gustatele. Sono buone sia calde che tiepide che fredde, e si conservano a lungo in un contenitore di alluminio (io a dire il vero uso il contenitore di plastica dei dolci che mia nonna compra alla Coop

).
Per concludere in allegria

, posto rapidamente un premio che la carissima Ambra de Il Gattoghiotto mi ha assegnato... quella donna è un treno, aggiorna a velocità fenomenale, e questo premio ormai sarà caduto nell'archivio dei suoi ricordi... ma non nel mio, che come potete vedere aggiorno con mooooolta più lentezza

. La sua stima e il suo apprezzamento mi fan gonfiare il petto di orgoglio... è bello essere un poco apprezzati per quel pco che si dà, per quel poco che si è.
Grazie Ambra 
!

Lo offro a
Fimère di Aux delices des gourmets, a
Damiana di Dolci Profumi, a Tania di Dulcis in Furno (non la finirò mai di ringraziarla- anche se onestamente non l'ho ancora ringraziata "di persona", cioè con un dovuto commento - per la sua ricetta di un pane ultra veloce che è stato ripetuto più volte qui da me, fatto sia da mia madre che da me... prima o poi lo posterò anche qui, giurin giurello

) e alla nuova scoperta (nuova per me ovviamente)
Rossairlandese di La farina tra le mani: ho scoperto il suo blog in relazione alla raccolta La Frutta nel tuo Piatto e mi è piaciuto davvero tanto...
Per una volta son stata originale e non ho coinvolto Patapata e Tartina che pure, secondo me, hanno a very beautiful blog... ma poi rischio di venir loro a noia, non faccio altro che sommergerle di premi! Ma il mio pensiero, sappiatelo, è corso anche a voi

.
E così si chiude un post in cui, cominciando con la politica, ho finito per proporre biscotti sfiziosi e consolatori di ogni amarezza del nostro esistere umano e nazionale.
Augurandovi uno splendido venerdì sera, vi rinnovo le speranze già espresse nel brindisi di apertura alla ricetta

.
Un abbraccio
Giulia
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